Dopo diversi giorni di “silenzio” eccomi nuovamente a scrivere su questo diario telematico. Oggi ho raggiunto la città di Lucknow, capitale dell’Uttar Pradesh, lo stato più popoloso dell’intera India.

Ma voglio tornare indietro di nove giorni, al momento in cui ho lasciato Kathmandu in sella alla mia bicicletta. E’ stato indubbiamente un momento emozionante dopo così tanti giorni passati nella capitale nepalese. In pochi chilometri ero già fuori dalle porte della città e il contorno si è subito fatto più silenzioso e tranquillo. Mi sono ritrovato solo, nei miei silenzi immerso tra i miei pensieri. Pedalata dopo pedalata, chilometro dopo chilometro il territorio attorno a me ha cominciato a mutare, mi sono immerso tra le splendide montagne del Nepal, ricoperte da fittissime foreste e solcate da impetuosi fiumi, un vero paradiso naturale. Ad un certo punto ho lasciato direzione ovest, verso Pokara, per puntare a sud, attraversando così la zona del Chitwan famosa per la sua grande foresta. Un ultimo passo montuoso mi ha portato verso la fine delle salite per accompagnarmi dolcemente attraverso le pianure a stretto confine con l’India. Dall’apice di quest’ultima salita, mi è stato regalato un ultimo suggestivo scorcio sulle innevate vette Himalayane illuminate dalla luce del tramonto. E’ incredibile come i tratti somatici delle genti cambino nel giro di pochissimi chilometri. Appena ho raggiunto la cittadina a quattro chilometri dal confine indiano, ho immediatamente notato che non ero più in mezzo ai nepalesi conosciuti fino ad ora, bensì in mezzo a veri e propri indiani. E’ cambiato il taglio degli occhi, il sorriso, il colore della pelle e inevitabilmente il disordine che imperversa in tutta l’India, si ripercuote anche sui confini nepalesi.

Il 21 di questo mese ho messo le mie ruote e i miei piedi sul suolo indiano. Dopo aver svolto le faccende burocratiche legate all’uscita dal Nepal e il successivo ingresso in India (fortunatamente senza alcun problema), mi sono dovuto confrontare da subito con una realtà per niente facile. Uno stato di povertà avanzato, immondizia ovunque, scarichi a cielo aperto, igiene inesistente, traffico e smog da impazzire per non parlare dei clacson che qui si sprecano… so che questa è l’India, però non pensavo di imbattermi da subito in una realtà così difficile. Oramai sono giorni che pedalo su questa terra e di conseguenza mi sto adattando e abituando anche se in India la parola “abitudine” credo non esista nemmeno nel vocabolario. Sono una persona che si adatta facilmente alle più svariate situazioni quindi anche qui sto facendo lo stesso, ma se volete vivere, vedere, provare cose folli, bizzarre, assurde, pazze… venite in India. Qui tutto è il contrario di tutto. Avrei mille aneddoti da raccontarvi ma mi dilungherei troppo, ogni istante passato qui è un’avventura. Gli indiani sono un popolo molto rumoroso, pressante, a tratti pesante ma quantomeno privi di malignità, buona gente. Con loro mi trovo bene, condivido molti momenti della giornata, mangio insieme a loro, mi gusto il tè con loro lungo la strada, li insulto per questi maledettissimi clacson anche se ormai, spesso, ci rido sopra. Sto mangiando di tutto, provo i piatti più tipici possibili e credetemi se vi dico che la cucina indiana è una delle cucine più variegata che abbia mai provato in vita mia. Come ho scritto all’inizio, ora mi trovo nella capitale dell’Uttar Pradesh, una città con oltre 2,5 milioni di abitanti. Vi lascio immaginare cosa voglia dire pedalare nel mezzo di una città di queste dimensioni per di più con il traffico indiano. Una vera e propria avventura nell’avventura. Tra cinque giorni raggiungerò la famosa città di Agra dove sosterò un giorno per poi riprendere la mia marcia verso ovest ed entrare quindi nel Rajasthan. Cambiare stato all’interno dell’India significa cambiare ambiente, cucina, mescolanze etniche… tutto ciò è molto stimolante. In questi giorni sto pedalando senza alcun dislivello, in assenza di vento e con temperature che non scendono mai sotto i 29°C per di più con pochissima umidità. Se non fosse per il  traffico caotico e lo smog, sarebbe una favola.

Amici miei sto stringendo i denti, voglio a tutti i costi portare a termine questa grande avventura unendo così la “testa” (Himalaya) con i “piedi” (Kanyakumari) dell’India. In questi nove giorni ho coperto i primi 700 chilometri, ne mancano ancora molti ma rimango entusiasta malgrado la situazione non sia sempre delle più rosee.

Un grandissimo abbraccio dalle immense e fertili pianure indiane,

Danilo

PS: LE PRIME 15 FOTOGRAFIE SONO STATE SCATTATE IN INDIA, LE SUCCESSIVE 14 IN NEPAL

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