6 GIORNI

350 CHILOMETRI

40°C ESCURSIONE TERMICA QUOTIDIANA

47°C TEMPERATURA MASSIMA REGISTRATA

0°C TEMPERATURA MINIMA REGISTRATA

9 LITRI D’ACQUA DI AUTONIMA

8 ORE AL GIORNO DALL’ALBA AL TRAMONTO

15 PACCHETTINI DI BISCOTTI SECCHI

18 UNITA’ TRA FRUTTA E VERDURA

3 BUSTE DI CIBO LIOFILIZZATO D’EMERGENZA

Pochi semplici dati per comunicarvi che ho portato a termine con successo la mia traversata del Deserto del Thar da est a ovest.

Miei carissimi amici, sono nuovamente qui davanti all’amato computer durante questo giorno di meritato riposo nella città di Jaisalmer, ai margini del deserto al confine con il Pakistan.

Lasciando l’ultimo villaggio abitato, raggiunto attraverso una strada asfaltata mi sono infiltrato all’interno di questo magnifico e difficile deserto attraverso una lunga pista da prima asfaltata in modo grezzo per poi passare a pista vera e propria di terra battuta, sterrato e sabbia. Ebbene si, sabbia, molta sabbia… sabbia finissima color biscotto che alzata dal vento entra ovunque, nelle scarpe, negli occhi, in gola, all’interno della narici… che si appiccica fastidiosa sul collo e sulle braccia sudate mentre imperterrito spingo la mia bicicletta con oltre 60 chilogrammi di carico. Ho passato molte ore giù dalla sella in quanto il difficile terreno mi rendeva impossibile pedalare, per questo motivo ho messo sotto sforzo oltre alla gambe, la schiena, le braccia e le spalle in modo particolare con un solo grande obiettivo: uscire ad ovest. Per orientarmi mi sono affidato al sistema GPS incrociando i dati sulle carte geografiche che avevo con me, in diversi momenti della giornata, per fare il punto di stazione e capire dove mi trovavo precisamente. Purtroppo le piste al suo interno vengono create da dromedari e particolari fuoristrada che entrano per portare i tecnici addetti alla manutenzione delle moltissime pale eoliche poste verso la fine di questa distesa desertica, per questo motivo diventano poco affidabili anche confrontandole con quelle segnate sulle carte in quanto mutevoli come gran parte delle piste. Motivo per cui spesso facevo affidamento al mio senso di orientamento cercando di mantenere la direzione ovest con l’angolo già calcolato in precedenza e procedere quindi in quella direzione. E’ un deserto particolare, pensate che l’ambiente è cambiato per ben tre volte, inizialmente ho trovato delle distese ondulate costellate da strane piante color verde oliva per poi imbattermi in infinite distese di terra e sabbia color ocra  puntellate qua e la da alberi tipici delle zone desertiche per poi passare ad affascinanti ma impegnative dune di sabbia che all’orizzonte si perdevano a vista d’occhio. Grazie anche all’esperienza fatta negli anni precedenti in questo genere di ambiente, ho deciso di partire con un carico esiguo sia di acqua che di cibo agevolando così il passo di marcia facendo affidamento sulla mia resistenza mentale e fisica alle condizioni difficili in ambienti estremi. In certe condizioni la testa rimane sempre l’arma migliore per uscire vivi da certi ambienti. L’escursione termica quotidiana è stata notevole ma al calar del sole avevo già posizionato il mio campo e piantato la tenda. Per tre sere sono riuscito ad accendere del fuoco utilizzando delle sterpaglie e dei rami secchi trovati a terra così da godermi al meglio la luccicante luna che puntuale ogni notte illuminava l’intera zona. Momenti magici, unici ed indimenticabili. Il silenzio del deserto, il particolare rumore del passaggio di dromedari, il Sole che scende lento all’orizzonte come un’immensa palla infuocata di color arancione acceso e che al mattino di colore giallo, quasi bianco, mi sveglia scaldando l’aria fredda della notte… si ero “isolato” nel senso che non c’erano persone nel raggio di tanti e tanti chilometri (a parte un paio di piccolissimi villaggi verso la fine, di gente che vive qui da molte generazioni) ma ero nel “mio” ambiente, nel mezzo di quella Natura che tanto amo! Il deserto è magia, che tu lo viva una volta nella vita o mille, poco cambia, il suo fascino indiscusso non può lasciare indifferenti.

Con l’uscita dal deserto e con il raggiungimento della città di Jaisalmer, ho portato a termine la lunga traversata est-ovest dell’intera India. Da domani riprenderò la marcia verso SUD fino alla meta finale: Kanyakumari.

Un grande saluto amici miei,

Danilo

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