Kanyakumari, Cape Comorin… con immensa soddisfazione e commozione dopo 150 giorni di avventure allo stato puro, ho raggiunto la meta finale concludendo così questa mia impresa sportiva ai limiti.

In questi cinque mesi passati e appena conclusi ho scalato impervie montagne sulla catena himalyana salendo e scendendo da creste di ghiaccio, rocce di porfido, morene, ripidi pendii nevosi, il tutto ad altissime quote… ho “combattuto” per molti giorni contro una burocrazia folle, impazzita, apparentemente senza regole per riottenere un nuovo visto India, ho lottato con tutte le mie forze correndo per Kathmandu tra ambasciate ed uffici tra i diversi periodi di festività nazionali… quando è giunto il momento di partire, di riprendere in mano quell’avventura momentaneamente in bilico mi sono ritrovato a pedalare attraverso le montagne e i villaggi nepalesi nei giorni di scontri armati lungo le strade con attacchi da armi da fuoco e bombe tra manifestanti ed esercito per il delicato periodo di elezioni nazionali… uscito dal Nepal sono entrato in India e da subito mi sono scontrato con una realtà molto difficile con un popolo pressante, invadente e snervante ed una povertà ai limiti dell’immaginazione… ho così puntato la mia biciletta in direzione ovest pedalando per oltre 1.000 chilometri attraversando le sterminate e fertili pianure indiane chiuse tra i due fiumi sacri per eccellenza… nell’estremo ovest, vicinissimo al martoriato confine con il Pakistan mi sono infiltrato in totale autonomia attraverso le aride sabbie del remoto deserto del Thar rimanendo al suo interno per 6 lunghi giorni di pura sopravvivenza… la marcia è poi ripresa verso sud in direzione della costa e del mare Arabico che ho raggiunto durante la fine dell’anno… in questi successivi 800 chilometri, il mio stato di salute ha avuto un serio attacco, con gravi problemi allo stomaco, all’intestino, con vomito, vertigini, febbre alta, sdoppiamento di immagini, eruzioni cutanee, stanchezza eccessiva che mi hanno portato ad una debilitazione grave, ma sfruttando poi tutte le forze che la mente è in grado di generare, ho continuato il mio sforzo estremo riuscendo comunque a coprire i chilometri giornalieri, raggiungendo gli obiettivi malgrado il clima umido con temperature mai al di sotto dei 45°C… mantenendo questa mia marcia verso sud, dopo un netto miglioramento delle condizioni di salute, mi sono addentrato attraverso la Konkan Hills, un’area montuosa ricoperta di fitta giungla, isolata ed inospitale per noi essere umani ma estremamente adatta alla vita di grossi felini, serpenti, coccodrilli, scimmie, pipistrelli, ragni e infinite altre specie animali… ho così raggiunto l’oceano Indiano e dopo aver adagiato la bicicletta sulla sabbia sono corso verso le sue tiepide ma insidiose acque tuffandomi a pieno petto quasi come un gesto liberatorio e di sfogo, le sue grosse e lunghe onde mi hanno però subito fatto capire che anche qui è meglio non abbassare la guardia… ho seguito poi la costa continuando a pedalare verso sud attraverso verdi colline puntellate da palme da cocco e ricoperte da piantagioni di te, caffè e spezie di ogni genere… ho così raggiunto alle ore 3:45pm locali del 29 gennaio 2014 la mia meta, posta nel punto più a sud dell’intero sub continente indiano, Kanyakumari. Ho pedalato per 4.877 chilometri, ho raggiunto la massima quota di 7.150 metri, ho subito la forte morsa del freddo con temperature minime di -28°C, ho sudato i caldi umidi e secchi con temperature massime di 49°C, sono stato spazzato da venti gelidi ed intensi, sono rimasto a quote altissime per 40 giorni, ho pedalato senza sosta per 74 giorni e sono rimasto “solo” tra i miei silenzi, le mie paure, i mie sforzi, i miei sorrisi, le mie lacrime, le mie incazzature, le mie ricerche di ossigeno, di caldo e di fresco per 153 giorni.

Troppa gente, troppe persone mi sono state “vicine” e mi hanno supportato a distanza per poterle ringraziare tutte singolarmente… voglio però fare un ringraziamento a tutti voi amici miei che da anni mi seguite in queste mie avventure, ringrazio gli sponsor che continuano a credere in me, ringrazio le mie manager per i sostegni, i consigli e tutto il lavoro svolto, ringrazio la Provincia di Pordenone sempre presente… ma più di tutti in assoluto ringrazio i miei genitori, due persone speciali e straordinarie, senza il loro aiuto e sostegno di certo non sarei arrivato a questo punto e per finire ringrazio una persona speciale che, a modo suo, mi è stata vicina soffrendo insieme a me questo lungo e tormentato viaggio.

Danilo

PS: il rientro in Italia è fissato per domenica 2 febbraio alle ore 1:40pm (ora italiana) con atterraggio presso l’aeroporto Marco Polo di Venezia

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