Quota massima raggiunta in metri – (vetta): 5.895
Dislivello complessivo sviluppato in metri: 8.300
Dislivello sviluppato in salita in metri: 4.000
Dislivello sviluppato in discesa in metri: 4.300
Tempo impiegato per l’intera traversata: 20h56m45s
Ora di raggiungimento della vetta: 17.26 (ora Tanzania)
Ora di arrivo al gate e chiusura di Africa Extreme: 02:30 (ora Tanzania)

Mi trovo ancora una volta davanti al mio pc intento a provare a scrivere quella che sarà l’ultima pagina di questa magica ed incredibile avventura.

L’ultima volta ci siamo salutati alle fine delle 27 maratone e del mio arrivo nella cittadina di Moschi, alle falde del Kilimanjaro.
I successivi otto giorni, che hanno anticipato la mia salita alla montagna più alta d’Africa, li ho passati cercando di recuperare più energie possibili, leccandomi le ferite e nell’intento di sistemare una serie di problemi fisici derivati dalla dura prova di corsa.
Nel frattempo però, ho seguito anche le questioni burocratiche ed organizzative di quella che sarebbe stata la mia salita e in particolar modo, quella che avrebbero intrapreso Andrea e Lorenzo (cameraman e fotografo). Un mio arrivo in cima avrebbe necessitato di scatti fotografici e riprese video di alto livello. Dopo due importanti incontri con coloro che sarebbero stati le loro guide, i relativi portatori, i Ranger che gestiscono l’area e i responsabili dell’organizzazione “eTripAfrica”, siamo riusciti a mettere insieme tutti i tasselli necessari affinchè venissero tutelati durante l’intera salita (classica in cinque giorni), sviluppando quindi un ascensione a quattro step. A quel punto avevano tutto il necessario, dalle guide, ai portatori, al cuoco. Aspetti assolutamente necessari per dare anche a me la giusta tranquillità pensandoli lassù. Ci siamo salutati con una decisa e sincera stretta di mano, rimbalzandoci il pensiero a cinque giorni in là, alla base della cima.
Mi sono quindi ritrovato solo, dentro una stanza di hotel, tra i miei pensieri e i miei momenti di grande concentrazione. Per cinque giorni ho meditato, pregato, riflettuto e rivalutato più e più volte l’equipaggiamento che mi sarei portato con me. Decidere di fare una salita senza campi intermedi e tutta d’un fiato ad una grande montagna, implica prendersi degli inevitabili rischi legati alla scelta dei materiali: se porti troppo, rischi sul peso e sul tempo; se porti troppo poco, rischi di subire un cambio del meteo (e a certe quote è bene non scherzare troppo!).
Io comunque ho optato per la seconda ipotesi!
E così arrivò anche per me il fatidico giorno di salire, provando in questo modo, a chiudere l’intero progetto partito da Zanzibar circa due mesi prima.

Ho deciso di farmi portare alla base della via di salita il giorno prima del mio inizio, volendo passare la notte proprio lì, da dove sarei partito la mattina seguente, entrando nell’ambiente, assaporando i profumi e i rumori di questa grande ed imponente montagna. Alle prime luci dell’alba del 15 novembre, dopo aver firmato una serie di permessi speciali, è iniziata questa mia terza ed ultima prova: la traversata integrale del Kilimanjaro salendo dal versante nord-est, scendendo dal versante sud-ovest, passando per la cima.
Un tiepido sole ha fatto capolino di lì a poco tra la fitta vegetazione di una giungla che da subito mi ha dato il benvenuto. La cima era visibile, pulita, spettacolare e lontana, maledettamente lontana. Fisicamente mi sentivo in forma, mentalmente carico, iniziando così a macinare chilometri e metri di dislivello senza accusare particolari problemi. Ho dedicato del tempo per fare delle foto e dei brevi video (in quanto i ragazzi mi aspettavano a campo 4 a ridosso della vetta). Ho così superato campo 1, campo 2 e campo 3 arrivando in ottimo stato di salute a campo 4, arroccato a quota 4.800mt. dove, con grande commozione, ho riabbracciato Andrea, Lorenzo e tutti i ragazzi di supporto.
Tra i vari permessi che ho firmato c’era l’obbligo che mi sottoponessi ad una visita medica a campo 4 e così è stato. Risultato: pressione 130/80, frequenza 107, saturazione 94%… insomma potevo ritenermi soddisfatto. Pochi minuti dopo ho ripreso la marcia per conto mio su un terreno ripido e franoso, mentre Andrea e Lorenzo con le loro guide sono partiti poco dopo seguendo la loro via di salita, al loro ritmo, avendo sulla schiena gli “attrezzi del mestiere”.

Dopo circa 700 metri da quando ho lasciato campo 4 ho iniziato a percepire i primi segni legati al rapido sviluppo della quota associati ad una certa stanchezza fisica. Ho così ritarato il ritmo aumentando la concentrazione. Quando ci si trova lassù è spesso facile cadere nell’errore di “strafare” per voler raggiungere al più presto la vetta, errore che mi sarebbe potuto costare caro. Esperienza, preparazione e istinto mi hanno sicuramente aiutato ad evitare potenziali problemi.
Mi sono fatto superare da Andrea, Lorenzo e le guide in modo tale che raggiungessero la vetta prima del mio arrivo così da poter riprendermi in quell’atto finale.

……. di lì a poco i miei occhi hanno cominciato ad inumidirsi riempiendosi, passo dopo passo, di lacrime di pura gioia e forte commozione per la vista di “quel” cartello che a quota 5.895 metri, segna il punto più alto di tutta l’Africa.
Attimi passati inginocchiato, toccando quel cartello, che per me non rappresentava un semplice arrivo in cima, per me significava il coronamento di un sogno iniziato quasi due anni prima. Su quel cartello mi sono visto passare tutti i sacrifici fatti, le innumerevoli rinunce, le fatiche, i rapporti rovinati, i dolori, i sogni infranti… le lacrime sono state lo sfogo naturale di tutta la carica emotiva portata fino a quel momento. In un flash sono tornato alle calde ed insidiose acqua dell’Oceano Indiano, alle faticose maratone, ai lividi sul corpo, alle vesciche, alle tendiniti, alle infinite volte che mi sono ripetuto: “Danilo cazzo non mollare!!”, alla volontà di dimostrare prima di tutto a me stesso che i sogni si possono realmente realizzare. E poi ancora un forte pensiero è andato ai miei due cari genitori senza i quali, lì non ci sarei di certo mai arrivato.
Non è facile descrive ciò che si prova in certi momenti, molto particolari e troppo intimi con se stessi. Chiudo con i bellissimi ricordi degli abbracci forti e sinceri tra me, Andrea, Lorenzo e le guide. Attimi che resteranno indelebili nella mia memoria.

Minacciose nuvole grigie hanno avvolto la vetta impedendomi così di gustare quell’incredibile vista, da molti descritta come unica e mozzafiato.
Pochi minuti più tardi ho iniziato la mia discesa, lunga, interminabile, al buio e sotto una pioggia torrenziale che non mi avrebbe più abbandonato fino all’arrivo al gate (punto di fine della discesa). Come me, anche gli altri ragazzi si sono visti nelle mie stesse condizioni.
Ricordo bene gli ultimi 1.500 metri di dislivello che per tre ore mi hanno visto impegnato nel cuore di una fitta giungla, con innumerevoli farfalle notturne che, attratte dalla luce frontale, mi si infilavano dappertutto, in occhi, naso, orecchie, giù per il collo… la pioggia che aveva trasformato il sentiero fangoso in un torrente e per finire in bellezza, è rispuntata la tendinite al ginocchio destro, trasformando quest’ultima parte di discesa in un calvario.
Alle ore 02:30 locali, ho raggiunto il gate che segna la fine della via alla base della monatagna e dopo alcune foto di rito, un mezzo ci ha riportati tutti e tre in hotel. Dopo una merita e calda doccia, alle ore 04:00 ho steso il mio corpo sul letto, cadendo nel sonno più profondo.
In questo modo si è magicamente conclusa: AFRICA EXTREME 2015.

Sento il piacere, prima che il dovere, di ringraziare le migliaia di persone che mi hanno seguito, aiutato, sostenuto durante tutto il periodo di preparazione e durante questa avventura.
Primi tra tutti ringrazio i miei genitori, due persone speciali che hanno da sempre creduto in me.
Un importantissimo ringraziamento a tutti sponsor che hanno visto in me lo specchio dei loro stessi valori investendo parte delle loro energie.
Ringrazio i miei amici più fidati, presenti ad ogni eventuale richiesta.
Ringrazio la “speciale” squadra che mi ha accompagnato e seguito lungo tutta l’avventura.
Ringrazio l’intera organizzazione eTripAfrica e ViaggiaconCarlo per il supporto logistico.
Ringrazio tutti i media, televisioni, radio e giornali che hanno deciso di trasmettere questa mia avventura.
Ringrazio di cuore Federica di NewCol per il gran lavoro di comunicazione svolto e per aver “assorbito” parte di tutte le problematiche che ho avuto in questi ultimi 12 mesi.
Ringrazio tutte le persone che ho avuto il piacere di incontrare durante questa mia permanenza in Tanzania con i loro sorrisi, le loro strette di mano e i loro balli.

Ed infine ringrazio tutti voi miei carissimi amici e sostenitori per gli innumerevoli like e messaggi di incoraggiamento che mai mi avete fatto mancare.

Arrivederci alla prossima grande avventura.

Con immenso affetto,
Danilo

 

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