Chilometri corsi per giorno: 42,195
Totale chilometri corsi: 1.139,265
Quota massima raggiunta: 2.100
Ascesa totale complessiva in metri: 13.652

Inizio questa pagina di diario riassuntiva le 27 maratone scusandomi con tutti voi per non essere riuscito ad aggiornare prima d’ora questo diario di viaggio.
Purtroppo in tutti questi giorni non ho mai avuto una connessione internet tale da permettere l’aggiornamento.

Sono quindi passati ventisette giorni da quando ho lasciato l’oceano Indiano per l’arida e calda terraferma. Il distacco non è stato solo di natura ambientale ma anche personale in quanto cinque componenti del team: Nicole, Andrea G., Marco, Claudio e Davide, sono rientrati in Italia un paio di giorni prima che io partissi per la seconda fase di quest’avventura, in quanto la loro presenza era stata calcolata solo per la parte a nuoto. Ammetto che, una prova così impegnativa, ci ha fatto legare molto sentendo maggiormente il vuoto lasciato non appena ci hanno salutati. Sono però rimasto in compagnia di Lorenzo e Andrea C. (fotografo e cameraman). Ma la squadra si è presto ampliata nuovamente con i due “locali” originari di Arusha: il nostro autista e guida Yusuph e il cuoco Dickson. Due personaggi incredibili, precisi, da subito molto disponibili alle mie, spesso, difficili esigenze ed estremamente simpatici.
Iniziare a correre a piedi dopo aver nuotato 50km no-stop, non è stata cosa facile. Alla fine della prima maratona, avevo tanto acido lattico da faticare a compiere anche il più piccolo movimento. Questo problema è derivato in buona parte dall’acidosi scoppiata appena salito in barca alla fine della traversata. Per le successive due maratone ho convissuto con problemi muscolari che non decidevano ad andarsene. Correre per molti chilometri con forti crampi diffusi, inevitabilmente costringe il corpo a muoversi in modo “non naturale” facendo così modificare il movimento, scatenando di conseguenza altre problematiche.
Quando i muscoli iniziavano ad abituarsi al movimento e allo sforzo, si sono presentate infiammazioni e tendiniti diffuse in più parti.
L’apertura alle tendiniti è iniziata sotto la pianta del piede per svilupparsi poi a catena dalle anche, alle fasce laterali su entrambe le ginocchia, per spostarsi successivamente a dolori intensi ad entrambe le caviglie, spesso fortunatamente, in modo alternato.
I dolori sono stati indubbiamente molti e mi hanno accompagnato per tutti questi 27 giorni appena passati ma, c’è dell’altro, tanto altro…
Se ripenso a tutte le avventure che ho vissuto fino ad oggi, esplorando i più particolari territori di questo nostro bellissimo Pianeta, mi sento di poter inserire la Tanzania tra i luoghi più affascianti e spettacolari che abbia mai visto. La popolazione è incredibilmente gentile, educata, mai invadente, a tratti diffidente ma sempre con quello splendido sorriso stampato sul volto. La Natura è una miscela eterogenea di colori, rumori, suoni, profumi e odori che lascerebbe chiunque inevitabilmente a bocca aperta.
Ho attraversato correndo una buona porzione di quest’angolo dell’Africa centrale riempiendomi gli occhi di visioni quasi surreali. Ho corso a fianco a gruppi di zebre, ho osservato silenziosamente eleganti giraffe mimetizzate perfettamente nel loro ambiente naturale, su isolate piste disperse nel mezzo di una savana totalmente selvaggia ho avuto l’onore (e anche una buona dose di “strizza”!!!) di ascoltare il ruggito di leoni solitari, in alcune lunghe discese ho corso in compagnia di bizzarri babbuini, una grande fortuna mi ha fatto incontrare nel mio cammino un elefante con i suoi due piccoli al seguito… la lista sarebbe ancora lunga ma non volendo annoiarvi oltre preferisco fermarmi qui.
Se ripenso a quanto variegato è stato il territorio esplorato, rimango basito. Ogni due o tre maratone l’ambiente cambiava, dall’umida e caotica zona costiera, alle ampie e piovose pianure, dalla regione dei vasti e caldi altipiani alle impervie zone montuose… e ancora savana, foreste, grandi laghi… vento, pioggia, caldo, freddo, temporali… sono passato da quota 0 metri slm a quota massima 2.100 metri slm e nel mezzo un continuo alternarsi di lunghe salite e ripide discese.
Ora cercherò di trasmettervi gli ultimi giorni passati correndo e con quell’ossessionante 42,195km che aspettavo di leggere sul mio orologio.
Fino a quattro maratone dalla fine ero giunto in discrete condizioni fisiche e con una sempre più forte carica psicologica. Vedevo la meta sempre più vicina e oramai quasi facilmente raggiungibile fino a quel fatidico trentaseiesimo chilometro della 23esima maratona quando, un movimento, probabilmente troppo brusco, mi ha provocato un trauma muscolare al quadricipite sinistro “rompendo” tutti gli equilibri fisici che, con grandi sacrifici, mi ero costruito fino a quel momento. Questo scompenso mi ha inevitabilmente costretto ad allungare i tempi di percorrenza rendendo le ultime giornate snervati e molto impegnative, scatenando altre tendiniti, vesciche e forti dolori ai piedi.
Erano i giorni dove ho corso accanto ai più grandi e conosciuti parchi naturali della Terra dal Ngorongoro al Serengeti, luoghi incantevoli capaci di regalare lacrime di reale commozione a fronte di certi scenari conosciuti da molti grazie a tv e web ma dal vivo è un’altra cosa, tutt’altra cosa!

Purtroppo non è così facile, per non dire impossibile, riassumere ventisette giorni rimanendo conciso, anche perché ogni giorno era ricco di cose nuove, innumerevoli avventure dentro un’unica grande avventura.
Ma così come è giunta la conclusione di questa pagina di diario, è giunta pure la fine di questo lungo ciclo di maratone. Vi sto infatti scrivendo ancora con i vestiti da corsa indossati, perché meritate un aggiornamento in tempo reale.
L’arrivo è avvenuto oggi 6 novembre alle ore 3:07pm alle pendici del Kilimanjaro, sotto un cielo grigio e cupo. La grande montagna non si è fatta nemmeno vedere, si fa attendere, ma è giusto così, c’è tempo. Intanto mi godo questo (per me) grande risultato appena ottenuto e per i prossimi otto giorni cercherò di rimettermi al meglio per affrontare, nelle migliori condizioni fisiche e mentali, la lunga ed impegnativa ascesa al tetto d’Africa, numero tre delle mie 7SUMMITS.
Per scelta non cerco di descrivere le fortissime emozioni provate oggi quando ho pigiato il tasto “stop” sull’orologio che mi ha accompagnato per oltre mille chilometri, semplicemente perché non ne sono capace… troppo forti, troppo uniche, troppo intime.

Sicuramente le foto che trovate qui sotto sapranno regalare più onore rispetto a queste mie parole.
Un grazie sentito a sincero a tutti voi, ci riaggiorniamo tra pochi giorni per il terzo ed ultimo importante appuntamento: la salita e discesa no-stop continuativa del Kilimanjaro.

Un forte abbraccio,
Danilo

(foto by www.lorenzofrancosantin.com)

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